Restituzione dei prodotti acquistati tramite internet

Il commercio elettronico (e-commerce) può prevedere la cessione di beni materiali o immateriali con modalità telematiche che consentono il pagamento degli importi e l’esecuzione dell’ordine, ovvero il download dei contenuti acquistati (testi, immagini, filmati, brani musicali, software).

Si distinguono, pertanto, le seguenti due tipologie di commercio elettronico:

  • Il commercio elettronico “diretto” ha per oggetto la cessione di beni virtuali (immateriali) o di servizi e, dal punto di vista fiscale, rientra nell’ambito delle prestazioni di servizi.
  • Il commercio elettronico “indiretto” riguarda invece la cessione di beni materiali e, di conseguenza, rientra tra le cessioni di beni.

La R.M. 5.11.2009, n. 274/E detta le linee guida da seguire in caso di restituzione del prodotto acquistato e/o del rimborso del prezzo pagato, in caso di commercio elettronico indiretto. In tale documento, l’Agenzia delle Entrate asserisce che per recuperare l’IVA sui resi di merce nell’ambito delle attività di commercio elettronico indiretto che non comportino l’obbligo di emissione di fattura/scontrino/ricevuta fiscale, il contribuente deve fornire la documentazione che consenta l’identificazione degli elementi necessari a correlare la restituzione al medesimo bene risultante dal documento che prova la vendita originaria.
Per procedere alla restituzione dei prodotti acquistati tramite internet, è necessario seguire operativamente i passaggi dettati dalla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 219/2003:

a) apertura di una “pratica reso”, con attribuzione di un numero di identificazione;
b) presa in carico del bene restituito nella contabilità di magazzino, se tenuta;
c) emissione di uno scontrino fiscale “negativo” (esso non si chiude con segno negativo, ma è un normale scontrino
contenente la causale “rimborso per restituzione vendita”, il cui importo va scomputato dal totale corrispettivi annotati nello scontrino di chiusura giornaliera) contenente tra l’altro il numero identificativo della pratica di reso;
d) registrazione dello scontrino fiscale negativo nel registro dei corrispettivi in diminuzione dei corrispettivi del giorno, su cui calcolare l’Iva a debito;
e) consegna di un buono acquisto con sottoscrizione da parte del cliente di una ricevuta, oppure rimborso del prezzo da eseguirsi tramite bonifico bancario, oppure sostituzione del prodotto. In ogni caso qualsiasi modalità adottata deve contenere il numero identificativo della pratica di reso;
f) conservazione della pratica fino alla scadenza dei termini per l’accertamento.

 

Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale – SPID

Con l’istituzione del Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale di cittadini e imprese (SPID) le pubbliche amministrazioni potranno consentire l’accesso in rete ai propri servizi, oltre che con lo stesso SPID, solo mediante la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi.
La possibilità di accesso con carta d’identità elettronica e carta nazionale dei servizi resta comunque consentito indipendentemente dalle modalità predisposte dalle singole amministrazioni.
Il sistema SPID è costituito come insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale, gestiscono i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni.

Cos’è SPID
SPID è il nuovo sistema di login (link is external) che permette a cittadini e imprese di accedere con un’unica identità digitale a tutti i servizi online di pubbliche amministrazioni e imprese aderenti. Grazie a SPID vengono meno le decine di password, chiavi e codici necessari oggi per utilizzare i servizi online di Pa e imprese.
L’identità SPID è costituita da credenziali con caratteristiche differenti in base al livello di sicurezza richiesto per l’accesso. Esistono tre livelli di sicurezza, ognuno dei quali corrisponde a un diverso livello di identità SPID.

Come si ottiene l’Identità Digitale?
L’identità SPID è rilasciata dai Gestori di Identità Digitale (Identity Provider), soggetti privati accreditati da AgID che, nel rispetto delle regole emesse dall’Agenzia, forniscono le identità digitali e gestiscono l’autenticazione degli utenti.
Per ottenere un’identità SPID l’utente deve farne richiesta al gestore, il quale, dopo aver verificato i dati del richiedente , emette l’identità digitale rilasciando le credenziali all’utente.

 

Incentivi all’investimento in start-up innovative

Pubblicato in GU il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che reca disposizioni in merito agli incentivi all’investimento in start-up innovative, per i quali i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche possono detrarre dall’imposta lorda, un importo pari al 19% dei conferimenti rilevanti effettuati, per importo non superiore a euro 500.000, in ciascun periodo d’imposta.
1. Le agevolazioni di cui all’art. 4 si applicano ai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche di cui al titolo I del Tuir, nonche’ ai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle societa’ di cui al titolo II dello stesso Tuir, che effettuano un investimento agevolato, come definito nell’art. 3, in una o piu’ start-up innovative nei quattro periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2012.
2. L’investimento agevolato puo’ essere effettuato indirettamente per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre societa’ di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative; tuttavia, nel caso di investimenti effettuati per il tramite delle altre societa’ di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e le cui azioni non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, le agevolazioni di cui all’art. 4 spettano in misura proporzionale agli investimenti effettuati nelle start-up innovative da tali societa’, come risultanti dal bilancio chiuso relativo all’esercizio in cui e’ effettuato l’investimento agevolato.
3. Le agevolazioni di cui all’art. 4 non si applicano:
a) nel caso di investimenti effettuati tramite organismi di investimento collettivo del risparmio e societa’, direttamente o indirettamente, a partecipazione pubblica;
b) nel caso di investimenti in start-up innovative che si qualifichino come:
1) imprese in difficolta’ di cui alla definizione della comunicazione della Commissione europea «Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficolta’» (2004/C 244/02);
2) imprese del settore della costruzione navale e dei settori del carbone e dell’acciaio;
c) alle start-up innovative e agli incubatori certificati, agli organismi di investimento collettivo del risparmio, nonche’ alle altre societa’ di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative;
d) nel caso di investimento diretto, o indiretto per il tramite delle altre societa’ di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative e le cui azioni non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, ai soggetti che possiedono partecipazioni, titoli o diritti nella start-up innovativa oggetto dell’investimento, ad eccezione degli investimenti ulteriori al ricorrere delle condizioni previste dal paragrafo 6 dell’art. 21 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato.

 

Detrazioni ristrutturazioni e bonus mobili: ecco le novità per il 2016

Detrazioni ristrutturazioni e bonus mobili: ecco le novità per il 2016

La legge di stabilità per l’anno 2016, Legge 208 del 28 dicembre 2015 pubblicata in GU il 30 dicembre 2015, ha prorogato per l’anno 2016 le agevolazioni fiscali riguardanti i lavori di ristrutturazione edilizia e il collegato bonus mobili.
Anche per l’anno 2016 la detrazione fiscale collegata al sostenimento di spese per interventi di manutenzione o ristrutturazione edilizia è confermata con le stesse aliquote del 2015.
La misura fiscale di favore è volta a favorire la ripresa del settore edilizio, l’ammodernamento delle costruzioni, l’efficienza energetica delle strutture. Per conseguire questi scopi, il legislatore anche per l’anno 2016 innalza la percentuale di detrazione fiscale.
Ricordiamo, infatti, che ordinariamente la detrazione fiscale per interventi di manutenzione o ristrutturazione edilizia è del 36%.
Per l’anno 2016 vengono invece confermate le maggiorazioni di aliquote già in vigore l’anno precedente.

Acquista il nostro eBook “Risparmio energetico, ristrutturazioni e bonus mobili” contenente tutte le novità sulle agevolazioni per il 2016, con in dettaglio le modalità per usufruire delle detrazioni e del bonus per l’acquisto dei mobili, la lista dei lavori che danno diritto all’agevolazione, le ultime indicazioni dell’Agenzia delle entrate in materia e le risposte a 250 tra i quesiti più frequenti.

Quindi:
– su tutti gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi i lavori di manutenzione straordinaria e ristrutturazione edilizia, la detrazione fiscale è pari al 50% delle spese sostenute e documentate;
– su tutti gli interventi miranti al miglioramento energetico dell’edificio, nonché relativi all’adozione di misure antisismiche, la detrazione fiscale è pari al 65% delle spese sostenute e documentate.
Il legislatore, inoltre, anche per l’anno 2016 ha confermato il “bonus mobili”.
Si tratta della possibilità di usufruire della detrazione fiscale del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica superiore alla A+. Condizione per poter beneficiare del bonus mobili è che i mobili e gli elettrodomestici servano all’immobile oggetto della ristrutturazione. Quindi, il bonus mobili è imprescindibilmente legato ai lavori di ristrutturazione dell’immobile.
Ricordiamo le principali condizioni per poter fruire delle detrazioni fiscali.
– I lavori oggetto dell’intervento edilizio devono essere configurati come manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, recupero del patrimonio edilizio, risanamento conservativo. I lavori di manutenzione ordinaria, invece, sono ammessi all’agevolazione sono se riguardano parti comuni di edifici condominiali.
– Le spese devono essere sostenute nell’arco dell’anno 2016 e devono essere tutte documentate da fattura. La fattura deve essere saldata a mezzo bonifico bancario parlante, uno speciale format che prevede l’inserimento del codice fiscale del beneficiario della detrazione, il codice fiscale o partita Iva della ditta che esegue i lavori, la causale che trattasi di lavori di ristrutturazione edilizia.
– Il limite di spesa entro cui poter usufruire della detrazione fiscale è di euro 96.000.
Per quanto riguarda, invece, il bonus mobili, il limite di spesa è di euro 10.000 e il pagamento può avvenire, oltre che con bonifico bancario parlante, anche a mezzo carte di debito o di credito, mentre è escluso l’utilizzo del contante e di assegni.
La legge di stabilità ha introdotto, poi, due ulteriori novità: il bonus mobili per giovani coppie, e la possibilità di cedere la detrazione fiscale al fornitore dei servizi.
Bonus mobili giovani coppie
Si tratta di una detrazione fiscale, pari al 50% delle spese sostenute nell’anno 2016 per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica superiore alla A+.
Il limite di spesa entro cui poter usufruire della detrazione è fissato in euro 16.000, e la detrazione è fruibile nella dichiarazione dei redditi in 10 rate annue.
Possono usufruire di questa nuova detrazione le coppie (sposate o conviventi more uxorio) che costituiscono nucleo familiare da almeno 3 anni e in cui almeno uno dei due soggetti abbia un’età inferiore ai 35 anni. Inoltre, i mobili e gli elettrodomestici devono servire per l’arredamento dell’abitazione principale.
L’ambito oggettivo, invece, deve riguardare l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica superiore alla A+ da destinare ad arredo dell’abitazione principale. Non è, quindi, ammessa la detrazione per l’arredo di case secondarie.
Inoltre, per specifica previsione normativa, questa detrazione non è cumulabile con le altre detrazioni fiscali, cioè con quella prevista per le opere di ristrutturazione e per il collegato bonus mobili ordinario.
Cessione della detrazione per incapienti
Il legislatore ha introdotto la possibilità, per i contribuenti ricadenti nella “no tax area”, cioè nell’area di esenzione dalle imposte in quanto percipienti di redditi bassi (pensionati, dipendenti e autonomi che non pagano Irpef), di “cedere” la propria detrazione fiscale a favore del fornitore che ha eseguito i lavori. Tale possibilità è però limitata alle spese sostenute nell’anno 2016 e riguardanti esclusivamente interventi di riqualificazione energetica di parti comuni di edifici condominiali.
Come specificato dal legislatore, si tratta di una possibilità, una opzione liberamente esercitabile, non è un obbligo. Si attende l’emanazione di un apposito provvedimento per le modalità tecniche di attuazione.

Leasing immobiliare per la prima casa: come funziona e a chi conviene

Leasing immobiliare per la prima casa: come funziona e a chi conviene.

La prima casa si potrà comprare in leasing, come l’automobile. La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla legge di Stabilità 2016 che fissa le regole per l’avvio del leasing immobiliare abitativo, già esistente ma finora riservato solo alle aziende. In pratica, la società di leasing (una banca o una finanziaria autorizzata e vigilata dalla Banca d’Italia) acquisterà l’immobile e l’utilizzatore pagherà un “canone periodico“: alla fine potrà riscattare la casa.

Come funziona il leasing immobiliare – La locazione finanziaria dell’immobile funziona esattamente come quella che siamo abituati a conoscere per automobili e macchinari. La banca o altro intermediario, presso la quale il soggetto interessato a entrare in possesso dell’abitazione, raccolgono le indicazioni di quest’ultimo e sottoscrivono l’obbligazione ad acquistare il bene (o, anche, a farlo costruire se ancora non esiste e vi siano tutti i permessi del caso). Il leasing immobiliare potrà essere attivato sia nel caso in cui l’immobile debba essere acquistato che nel caso in cui debba essere costruito.
La contro-obbligazione del soggetto, che assume il diritto di utilizzare l’immobile per un tempo predefinito, è il pagamento di un canone che tenga conto del prezzo d’acquisto (o di costruzione) e della durata del contratto. Al termine dello stesso starà a lui decidere se sborsare il corrispettivo per divenire effettivo proprietario dell’abitazione, una “maxirata finale” che si calcola scontando dalla cifra complessiva l’ammontare dei canoni pagati nel corso degli anni.
Vantaggi – Indubbi i vantaggi all’inizio: niente spese di istruttoria, né iscrizioni di ipoteche, dato che non viene concesso un vero e proprio finanziamento, niente notaio per il possibile futuro acquirente. Interverrà solamente in caso di effettivo riscatto finale.
Teoricamente, inoltre, il leasing immobiliare potrebbe rappresentare anche una forma di finanziamento del 100% della somma necessaria all’acquisto della casa, percentuale impossibile da ottenere con un mutuo, anche se al momento della sottoscrizione del leasing potrebbe essere richiesta una rata iniziale oscillante tra il 10 e il 30% del valore dell’immobile.
Interessante anche la deducibilità fiscale del leasing immobiliare. In particolar modo per gli under 35 con redditi sotto i 55mila euro, per i quali i canoni sono deducibili ai fini Irpef nella misura del 19% fino a 8mila euro l’anno e il riscatto finale fino a 20mila euro.
Inoltre, qualora la società di leasing acquisti l’abitazione dal costruttore (soggetto passivo Iva), si applica l’aliquota Iva ridotta del 4% (anziché al 10%). L’Iva, così come le imposte d’atto e le spese notarili e peritali sull’immobile, possono essere finanziate dalla società di leasing.

Svantaggi – Innanzitutto la durata, generalmente più breve dei mutui in quanto con una durata troppo lunga si andrebbe incontro ad un canone eccessivamente alto in proporzione e, quindi, non conveniente. La locazione finanziaria non supera i 20 anni, ma generalmente si attesta tra i 12 e i 15 anni. Questo significa pagamenti (mensili, ma più spesso bimestrali o trimestrali) più elevati.

Leasing o mutuo? – Con i tassi fissi ai minimi storici è difficile prevedere uno spostamento in massa verso il leasing. Ma potrebbe comunque essere una soluzione per chi proprio non ha i requisiti in regola per un mutuo ma è sicuro della sua solvibilità futura e tornare utile anche per altri, in differenti fasi di mercato.

Inps: contributi per acquisto servizi per infanzia

Inps: contributi per acquisto servizi per infanzia, domande sul sito.

E’ disponibile sul sito dell’Inps la procedura telematica che permette la presentazione da parte delle madri lavoratrici della domanda di accesso al contributo economico utilizzabile, in alternativa al congedo parentale, per il servizio di baby-sitting oppure per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. Lo rende noto l’Inps in un comunicato. Possono presentare la domanda le seguenti categorie di lavoratrici in costanza di rapporto di lavoro: dipendenti del settore pubblico o privato; parasubordinate o libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps.

La domanda va presentata all’Inps per via telematica, tramite Pin o attraverso il supporto dei patronati, accedendo al portale Internet dell’Istituto al seguente indirizzo: www.inps.it – Servizi per il cittadino – Autenticazione con Pin – Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito – Invio delle domande per l’assegnazione dei contributi per l’acquisto dei servizi per l’infanzia.

Le interessate, per la presentazione della domanda, dovranno: richiedere preventivamente il Pin ‘online’ e convertirlo in tempo utile in Pin ‘dispositivo’; presentare preventivamente ed in tempo utile all’Inps la dichiarazione Isee (qualora non sia già presente nelle banche dati dell’Inps una dichiarazione Isee valida). Tale dichiarazione può essere presentata all’Istituto in via telematica o rivolgendosi ad un Caf convenzionato. Le istruzioni per la compilazione della domanda sono visualizzabili nelle pagine del sito www.inps.it seguendo il seguente percorso: concorsi e gare> sezione “elenco avvisi” > “istruzioni per la presentazione della domanda voucher-asili nido 2016”.

Malattie e visite fiscali: cambia tutto

Malattie e visite fiscali 2015/16 CAMBIA TUTTO: Ecco le nuove fasce per professione e quando viene abolita la visita a casa.

Gli Orari Visite Fiscali 2015/16 INPS dipendenti pubblici, insegnanti, aziende private, militari, carabinieri, Asl e il controllo fiscale sono stati modificati a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 6 luglio 2011, n. 98.

Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria convertito nella legge n. 111 del 15 luglio 2011 che ha previsto che la verifica della reperibilità del lavoratore da parte dell’Inps possa essere attivata “dal primo giorno se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.

Nuove regole 2015 INPS:
La nuova normativa INPS Visita fiscale 2015 ha chiarito le modalità e il diritto del datore di lavoro di attivare la procedura di visita fiscale nei confronti dei lavoratori che dichiarano uno stato di malattia, che da tale data può essere richiesta per via telematica mediante i servizi online messi a disposizione dall’Istituto.

In altre parole, il datore di lavoro ha diritto a richiedere all’Inps il servizio di controllo dello stato di salute dei propri dipendenti mediante presentazione online della richiesta sin dal primo giorno di malattia se l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.

Queste ultime sono da individuare non solo nelle giornate festive e nella domenica, ma anche nelle giornate di riposo infrasettimanale conseguenti all’effettuazione di turni o servizi, nonché in quelle di permesso o di licenza concesse.

Il datore di lavoro, mediante i servizi online dell’Inps, richiede e dispone, pertanto, il controllo fiscale del suo dipendente che si dichiara in malattia per un certo numero di giorni o per una sola giornata, il sistema a fine procedura rilascia al richiedente il numero di protocollo relativo alla sua richiesta, con il quale può conoscere in qualsiasi momento e in tempo reale, dallo stato di avanzamento fino all’esito finale della visita medica.

Importante: se un tempo la visita fiscale poteva essere richiesta per motivi di fattibilità solo un paio di giorni dopo la dichiarazione dello stato di malattia da parte del lavoratore, oggi, è attivabile immediatamente è quindi possibile che il lavoratore in malattia possa ricevere già nel primo giorno di assenza per malattia la visita fiscale del medico Inps.

Novità Jobs Act 2015: esenzione orari visita fiscale per dipendenti privati

Tra le tante novità introdotte dal Jobs Act, ce ne è una che sicuramente farà felici i dipendenti del settore privato. Il decreto attuativo Jobs Act approvato nella seduta dell’11 giugno 2015 del CdM, in materia di rapporto di lavoro ha infatti finalmente introdotto l’esclusione obbligo di reperibilità per dipendenti privati in caso di malattia grave, così come avviene già per i dipendenti del Pubblico Impiego.

Da quando entra in vigore l’esenzione dagli orari della visita fiscale? Il lavoratore dipendente privato potrà essere escluso dal rispetto delle fasce di reperibilità in caso di malattia grave, quando il decreto attuativo Jobs Act 2015 verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Come funzionerà? Secondo il testo del del decreto, l’esclusione dovrebbe avvenire nelle stesse modalità applicate ai lavoratori del settore pubblico, per cui in caso di:

Gravi malattie che richiedono terapie salvavita;
Infortuni e malattia professionale per i quali sia accertata dall’INAIL la causa servizio;
Invalidità riconosciuta.
Come funziona la visita fiscale nel pubblico Impiego? Quali sono gli orari 2015?
Gli orari visite fiscali lavoratori assenti per malattia devono obbligatoriamente rispettate per non incorrere a sanzioni e/o provvedimenti disciplinari seguono fasce orarie diverse a seconda se si tratti di lavoratori dipendenti pubblici, Pubblico Impiego, insegnanti, militari, Polizia di Stato, Carabinieri, Enti Locali, Agenzie Fiscali ecc che lavoratori privati:

Gli orari visite fiscali 2015 dipendenti pubblici quali Statali, Scuola, Insegnanti, Militari, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Asl, Enti Locali, durante i quali i dipendenti assenti per malattia hanno l’obbligo di reperibilità sono nelle seguenti fasce orarie malattia: 7 giorni su 7 inclusi sabato, domenica, festivi e prefestivi, nelle fasce orarie dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

Durante tali fasce orarie, il lavoratore assente per malattia può ricevere la visita medica fiscale richiesta dal datore di lavoro o dall’Inps stessa, pertanto, il lavoratore è obbligato a farsi trovare presso il suo domicilio o altro indirizzo comunicato al momento della dichiarazione dell’inizio malattia.

L’obbligo di reperibilità si ricorda è previsto anche nei giorni non lavorativi e festivi, dall’obbligo di reperibilità sono esclusi i dipendenti la cui assenza dal lavoro sia dipesa da patologie gravi che richiedono terapie salvavita, da infortuni sul lavoro, da malattie per le quali è riconosciuta la causa di servizio e dagli stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Carta famiglia 2016

Carta famiglia 2016 cos’è e come funziona? Requisiti ISEE bonus 3 figli minori modulo domanda Comune quanto a chi spetta card sconti famiglie numerose?

Carta famiglia 2016, card sconti per nuclei familiari con almeno 3 figli minori, è questa una delle più importanti novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 e approvata dalla Camera in ultima analisi. La carta, previa richiesta al Comune, da parte dei beneficiari servirà alla famiglia per ottenere sconti sui trasporti pubblici, sui servizi privati e pubblici che aderiranno all’iniziativa del Governo. La misura dello sconto con la carta famiglia, sarà in funzione dell’ISEE.
Vediamo quindi quali sono le ultime novità, modifiche e conferme previste nella nuova Manovra, e cos’è e come funziona la nuova agevolazione per le famiglie numerose, come e quando sarà possibile fare la domanda del bonus, e a cosa serve la card sconti.

Carta famiglia 2016 cos’è? Come funziona?
La nuova carta famiglia 2016 è un nuovo bonus famiglie numerose introdotto dalla Legge di Stabilità 2016 che prevede il rilascio di una card sconti per i nuclei familiari con almeno 3 figli minori a carico. Tale agevolazione, verrà riconosciuta solo dopo aver presentato al Comune di residenza, l’apposito modulo domanda, consegna del relativo modello ISEE 2016 e pagamento dei costi per l’emissione della card elettronica.
Una volta rilasciata la carta, la famiglia, ovvero, i singoli componenti avranno diritto a ricevere sconti su abbonamenti famiglia per servizi di trasporto, culturali, sportivi, turistici ed altro, sconti su servizi privati e pubblici che aderiranno all’iniziativa, e partecipare a gruppi di acquisto GAS, gruppi di acquisto solidale nazionali e GAF, gruppi di acquisto familiare.

A chi spetta la carta famiglia 2016? Requisiti e ISEE:
A chi spetta la carta famiglia 2016? Per il momento si sa solo che, i requisiti carta famiglia 2016, sono:
Essere cittadini italiani o stranieri, residenti in Italia;
Essere un nucleo familiare numerose con almeno 3 figli minori a carico residenti in Italia anche se stranieri. Ricordiamo che in base all’attuale legge, i figli sono considerati fiscalmente a carico, indipendentemente dall’età anagrafica, se nell’anno precedente, non hanno posseduto redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo, oltre i 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili. In una prima bozza della Legge di Stabilità, la card era invece destinata alle famiglie con 3 figli under 26.
Hanno un basso reddito ISEE: le soglie e la fasce di reddito che determineranno l’accesso al nuovo bonus, verranno stabilite da specifico decreto.
Importante: per conoscere nel dettaglio, la nuova misura, occorre aspettare la conferma definitiva da parte del Senato, e successivamente l’emanazione del decreto attuativo da parte del Ministero dell’Economia e del MISE che ne spiegherà i limiti reddituali, la misura degli sconti, quali saranno i servizi accessibili tramite card ed il modulo per richiedere il bonus sconti.
La carta bonus famiglie numerose 2016 inoltre sarà valida 2 anni dalla data di rilascio ed avrà un costo di emissione, ancora da definire, in base all’Isee con un decreto dei ministeri del Lavoro dell’Economia e dello Sviluppo che verrà emanato entro tre mesi dall’approvazione della misura.