Covid-19 Protocollo condiviso negli ambienti di lavoro

Si riporta di seguito il protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Lo Studio resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o informazione.

Per scaricare il Protocollo condiviso CLICCARE QUI

Per essere sempre aggiornati sulle procedure da adottare in casi presunti o accertati di infezione da coronavirus, Vi invitiamo a seguire anche la nostra PAGINA FACEBOOK

COVID-19: lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti

Si riporta di seguito la circolare pubblicata dalla Fondazione Studi Consulenti del lavoro in relazione a tutto quanto è necessario conoscere per gestire l’emergenza da Covid-19 per lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti.

Lo Studio resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o informazione.

Per scaricare la circolare CLICCARE QUI.

Per essere sempre aggiornati sulle procedure da adottare in casi presunti o accertati di infezione da coronavirus, Vi invitiamo a seguire anche la nostra PAGINA FACEBOOK

Decreto “Io resto a casa”: primi chiarimenti ed indicazioni

Con riferimento all’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione della sindrome COVID-19, alla luce degli ultimi provvedimenti del Governo che di fatto hanno esteso a tutta Italia l’applicazione di alcune restrizioni, di seguito una mini guida del Sole 24 Ore recante le prime indicazioni in merito alla possibilità di spostarsi per andare a lavoro e le modalità per farlo.
Si allega inoltre l’autocertificazione predisposta dal Ministero dell’Interno.
Lo Studio resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o informazione.

Per scaricare la guida CLICCARE QUI

Per scaricare il modulo di autocertificazione CLICCARE QUI

Per essere sempre aggiornati sulle procedure da adottare in casi presunti o accertati di infezione da coronavirus, Vi invitiamo a seguire anche la nostra PAGINA FACEBOOK

Le assenze dal lavoro per Coronavirus

Si riporta di seguito l’approfondimento posto in essere dalla Fondazione Studi Consulenti del lavoro e relativa alle n. 5 situazioni da conoscere in caso di assenze dal lavoro per Coronavirus.

Per scaricare l’approfondimento CLICCARE QUI.

Per essere sempre aggiornati sulle procedure da adottare in casi presunti o accertati di infezione da coronavirus, Vi invitiamo a seguire anche la nostra PAGINA FACEBOOK

Procedure per il dipendente in caso di sintomi da infezione da Coronavirus

Si riporta di seguito la comunicazione pervenuta dalla Fondazione Studi Consulenti del lavoro e relativa alle procedure da adottare in presenza di dipendenti con sintomi da infezione da coronavirus.

Per scaricare la comunicazione CLICCARE QUI.

Per essere sempre aggiornati sulle procedure da adottare in casi presunti o accertati di infezione da coronavirus, Vi invitiamo a seguire anche la nostra PAGINA FACEBOOK

I reati tributari nel Decreto Fiscale 2020

Con la conversione in legge del decreto fiscale 124/19 (legge 157, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 24 dicembre 2019) tra le novità previste nel testo normativo sono previste una serie di misure volte alla prevenzione dei reati tributari attraverso l’innalzamento delle pene, partendo dalle dichiarazioni fraudolente fino all’omessa presentazione delle dichiarazioni sui redditi o Iva.

Per l’omessa presentazione delle dichiarazioni sui redditi o Iva, le nuove pene edittali sono state elevate nel minimo (da un anno e sei mesi a due anni) e nel massimo (da quattro a cinque anni). In particolare,  quest’ultimo innalzamento renderà possibile l’applicazione della custodia cautelare in carcere in quanto il Codice di Procedura Penale, all’art. 280, sancisce la custodia cautelare in carcere per i delitti per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

In relazione al reato di dichiarazione infedele, che riguarda coloro i quali indicano all’interno di una dichiarazione annuale dei redditi o Iva “elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo” oppure “elementi passivi inesistenti” la sanzione aumenterà da due a quattro anni e sei mesi rispetto all’attuale periodo compreso tra uno e tre anni.

Maggiore severità viene prevista per le dichiarazioni fraudolente: nel caso in cui le dichiarazioni siano tali “avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti”, la pena sarà da 4 a 8 anni di reclusione con un’attenuante prevista – reclusione da diciotto mesi a sei anni – qualora l’ammontare “degli elementi passivi fittizi” sia inferiore alla quota di 100.000 euro. Se la dichiarazione fraudolenta è intesa a ostacolare l’accertamento, o comunque indurre in errore l’amministrazione, la pena va dai tre agli otto anni.

In relazione al reato di occultamento o “distruzione in tutto in parte delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione”, l’attuale pena da 1 anno e sei mesi a sei anni passa a una reclusione che va dai tre ai sette anni.

Le novità per l’Isee corrente

A partire dal 23.10.2019, per effetto delle disposizioni introdotte dall’art. 28-bis del D.L. 34/2019, convertito dalla L.
58/2019, nell’ISEE corrente sono state introdotte alcune novità.

Con riferimento alla scadenza, per gli ISEE correnti presentati a partire dal 23.10.2019 il periodo di validità è
esteso a 6 mesi. Solo in caso di variazione della situazione occupazionale o della fruizione dei trattamenti, l’ISEE
corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione.

Con il Decreto interministeriale n. 347 del 4.10.2019 sono stati approvati i nuovi modelli della Dichiarazione
Sostitutiva Unica (DSU), nonché le relative istruzioni per la compilazione.

Datore di lavoro e contributi INPS

Con la sentenza 36421/2019 la Corte di cassazione è intervenuta in merito ad un imprenditore condannato per non aver versato i contributi previdenziali all’Inps: se un datore di lavoro è in difficoltà finanziarie, dovendo scegliere se pagare i dipendenti o versare i relativi contributi, deve necessariamente dare priorità ai contributi.

La Suprema corte nel respingere il ricorso del datore di lavoro si allinea all’orientamento giurisprudenziale consolidato, ma la sentenza può essere utile per alcune considerazioni svolte. I giudici ricordano che il datore di lavoro deve versare i contributi anche per il dipendente, cioè per quella quota che fa capo a quest’ultimo e che «l’omesso versamento delle ritenute effettuate a fini contributivi sulle retribuzioni effettivamente corrisposte si traduce, pertanto, nella distrazione ad altri fini di somme di denaro astrattamente di pertinenza del lavoratore dipendente».

Dall’obbligo di versamento dei contributi ci si può svincolare solo se si dimostra che si è fatto tutto il possibile, ma che per motivi non imputabili al datore di lavoro, non vi è erano le condizioni per il pagamento (al riguardo si veda anche la recente sentenza 36278/2019 ).

Tuttavia se l’azienda paga le retribuzioni, come nel caso oggetto del ricorso osservano i giudici, la crisi di liquidità non è assoluta. Inoltre non vale come scriminante sottolineare il conflitto, per il datore di lavoro, tra l’obbligo contributivo e il diritto dei lavoratori alla retribuzione, tutelato dall’articolo 36 della Costituzione. Sia uno che l’altro sono «meritevoli di tutela», però «nel caso dell’eventuale conflitto tra essi, va privilegiato quello che, solo, riceve, secondo la non irragionevole scelta del legislatore, una tutela penalistica».

Secondo la Cassazione pertanto, dovendo scegliere se pagare le retribuzioni o i contributi, si deve scegliere la seconda opzione.

Nomina del Collegio Sindacale: le nuove regole

Con il disegno di legge di conversione del decreto “sblocca cantieri”, nella versione uscita dal Senato, sono stati modificati i parametri che obbligano le Srl alla nomina dell’organo di controllo interno; nello specifico, sarà previsto il raddoppio dei limiti attualmente indicati nel nuovo Codice della crisi di impresa.

L’obbligo di nomina del revisore e, eventualmente, anche dell’organo di controllo monocratico o collegiale, scatterà se, per 2 esercizi consecutivi, sarà superato almeno uno di questi limiti: o totale dell’attivo dello stato patrimoniale, 4 milioni di euro; o ricavi delle vendite e delle prestazioni, 4 milioni di euro; o dipendenti occupati in media nell’esercizio 20 unità.

Rimangono invariati i restanti parametri: occorrerà nominare il revisore e/o l’organo di controllo nel caso in cui la società sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato o controlli una società obbligata alla revisione legale dei conti, ugualmente, rimane confermata la regola che dispone il venir meno dell’organo di controllo interno, che cesserà quando per 3 esercizi consecutivi non sia superato alcuno dei predetti limiti.

Decreto Crescita ed aggregazioni societarie

Il D.L. 34/2019 del c.d. decreto Crescita, in attesa di conversione in legge, attraverso l’art. 11 pone in essere la facilitazione delle operazioni di aggregazione aziendale, permettendo alle imprese di incrementare le proprie dimensioni e risultare più competitive sul mercato, anche attraverso il riconoscimento fiscale gratuito dei maggiori valori derivanti da operazioni di fusione, scissione e conferimento d’azienda.

La norma concede, in presenza di operazioni straordinarie di fusione e scissione, poste in essere dalle società di capitali ovvero dai soggetti Ires, il riconoscimento ai fini fiscali, senza il pagamento di alcuna imposta sostitutiva, del maggior valore che risulta a titolo di avviamento e del maggior valore dei beni strumentali materiali e immateriali, derivante dall’imputazione a tali voci del disavanzo da concambio, per un valore complessivo non superiore a 5 milioni di euro. Tale disposizione è valida dalla data di entrata in vigore del decreto (1.05.2019) al 31.12.2022.

Oltre alle operazioni di fusione e scissione, tale facoltà può essere esercitata anche dalle società conferitarie in operazioni di conferimento d’azienda per le stesse categorie di beni. La disposizione normativa  Per questa ragione la norma non è applicabile da imprese che appartengano allo stesso gruppo societario, o di cui una società possieda più del 20% dell’altra o ancora che risultino controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto ai sensi dell’art. 2359 C.C. Inoltre, il beneficio si applica solo alle società che risultino operative da almeno 2 anni.
Per evitare un utilizzo elusivo di questa rivalutazione fiscale gratuita, la cessione di beni oggetto di rideterminazione di valore, effettuata nei quattro anni successivi all’operazione, comporta la decadenza dall’agevolazione con l’obbligo del versamento della maggiore imposta (IRES e IRAP con aliquota piena) che la società avrebbe dovuto pagare sui minori ammortamenti, nel periodo interessato per effetto del riconoscimento fiscale dei valori. La stessa conseguenza si applica alle società che nel medesimo periodo procedono a un’altra operazione straordinaria. In ogni caso è facoltà della società presentare interpello anti elusivo, ai sensi dell’art. 11, c. 2 L. 212/2000, per evitare di decadere dalle agevolazioni.

Nella pratica, i maggiori valori attribuiti (e fiscalmente riconosciuti) all’avviamento, ai beni strumentali materiali e immateriali consentono alla società beneficiaria di dedurre ammortamenti più elevati e dunque di ridurre il proprio reddito imponibile. Inoltre, decorso il periodo di osservazione quadriennale, anche le eventuali plusvalenze derivanti dalla cessione di questi beni saranno determinate con riferimento al maggior valore attribuito.

La norma è estremamente vantaggiosa poiché, di norma, gli artt. 172, 173 e 176 del Tuir prevedono che il maggior valore attribuito a tali poste contabili in sede di conferimento d’azienda, fusione e scissione, sia assoggettato a imposta sostitutiva del 12% fino a 5 milioni (14% per importi complessivi fino a 10 milioni di euro, 16% per importi complessivi superiori ai 10 milioni di euro), mentre con l’art. 11 D.L. 34/2019 si ottiene lo stesso risultato senza il versamento di alcuna imposta sostitutiva.